STRETCHING MANDIBOLARE

Si sente parlare molto di stretching, in tutte le salse, ma pochi parlano di stretching applicato alla mandibola. Ho avuto il piacere di conoscere questa modalità di lavoro, grazie al Dott. Daniele Tonlorenzi, gnatologo. Lo stretching mandibolare viene effettuato utilizzando uno specifico strumento, ma può essere altrettanto efficacemente realizzato manualmente, anche in modi differenti che ho sperimentato nel tempo.

Qualcuno dirà, a cosa serve?

Praticamente è un mezzo poco conosciuto per stimolare il riflesso trigemino-cardiaco, vago mediato, che determina alcuni effetti interessanti, tra i quali: abbassamento della pressione sanguigna e della  frequenza cardiaca, aumento della quantità di sangue che arriva alla corteccia cerebrale del 30%, abbassamento della pressione endocranica media del 20%, analgesia e rilassamento muscolare.

In ambito sportivo significa avere un mezzo utile per il recupero post-allenamento, a costo zero, che sfrutta la neurofisiologia. I risultati spesso sono sorprendenti, sia sull’equilibrio posturale, sul recupero e la percezione di rilassamento che si ottiene.

Per saperne di più: http://www.danieletonlorenzi.it/

 

Riferimenti:

  1. Marcello Brunelli, Daniele Tonlorenzi, et Al. Prolonged hypotensive and bradycardic effects of passive mandibular extension: evidence in normal volunteers. Archives Italiennes de Biologie vol. 50 N° 4- 2012
  2. Cristina Del Seppia et Al. Evidence in the human of a hypotensive and a bradycardic effect after mouth opening maintained for 10 min European Journal of Applied Physiology July 2017, Volume 117
  3. Lapi Dominga, Daniele Tonlorenzi, et Al. Persistent effects after trigeminal nerve proprioceptive stimulation by mandibular extension on rat blood pressure, heart rate and pial microcirculation. Archives Italiennes de Biologie vol 151, No 1 (2013)
  4. Dominga Lapi, et Al. Trigeminocardiac Reflex by Mandibular Extension on Rat Pial Microcirculation: Role of Nitric Oxide Plos One December 31, 2014
  5. Dominga Lapi, et Al. Trigeminal Cardiac Reflex and Cerebral Blood Flow Regulation. Front. Neurosci., 20 October 2016
  6. Dominga Lapi, et Al. Repeated Mandibular Extension in Rat: A Procedure to Modulate the Cerebral Arteriolar Tone. Front. Physiol., 31 August 2017

 

POSTURA, ECCESSIVA SEMPLIFICAZIONE DI UN SISTEMA PIU’ AMPIO?

Qualcuno forse storcerà il naso, perchè il modello più diffuso e su cui ci sono diversi studi, ebm (evidence based medicine), ricerche individuali, autori e tutto ciò che volete buttare dentro il calderone del mondo postura, è quello basato sul sistema nervoso e le regolazioni da parte dei recettori posturali.
Per intenderci, occhi, bocca, piedi, muscoli, articolazioni, sistema vestibolare, miofascia. Ovvero, gran parte degli squilibri possono derivare da una malocclusione, da un appoggio podalico non corretto, da un difetto di convergenza visiva, oppure da una postura antalgica, ovvero quella posizione che ci impone il Nostro sistema nervoso per scappare dal dolore o da un vecchio trauma. Esempio classico, ho un ginocchio infortunato, carico maggiormente dall’altro lato.

Da un po’ di tempo anche gli aspetti viscerali, per un usare un termine osteopatico, e nutrizionali, sono entrati nell’area di interesse del mondo della postura. Quindi, in sintesi, il sistema nervoso si adatta a tutta una serie di informazioni che riceve dalla periferia e come un bartender, shakera gli ingredienti ed ecco servito il cocktail postura!

E se non fosse proprio così? Se i recettori in realtà si adattassero a loro volta ad un qualche sistema più profondo e quindi fossero “vittima” anch’essi?
Mettiamo qualche tassello in più.

Il Nostro organismo è regolato da un sistema, chiamato autonomo (ovvero che opera indipendentemente dalla Nostra volontà), che è costituito da tre rami, uno molto antico, il sistema parasimpatico (vago dorsale), segue filogeneticamente il sistema simpatico (ormoni ed emozioni) e poi, in ultimo, ma forse il più importante, il vago ventrale, definito da Porges (http://stephenporges.com/) vago sociale.

Tutta la Nostra vita è regolata da questo sistema, che ci permette di respirare, digerire, regola gli ormoni, la tiroide, i reni, il metabolismo, il sistema immunitario, ecc. tutto questo mentre siamo al bar, chiacchierando con una persona, davanti ad un cocktail.

Quando siamo in una situazione di allerta, tutti i nostri sistemi si attivano per fronteggiare una ipotetica minaccia. Chi regola questa condizione?
Ovviamente il sistema autonomo. Generalmente la branca simpatica.

Il sistema autonomo regola l’attività muscolare in due modi, difesa ed attacco o fuga. Se siamo in pericolo, in base alla situazione, predominerà un aspetto “flessorio” di chiusura, difensivo (ci richiudiamo su noi stessi) oppure estensorio, pronti a scattare.

Se osserviamo le posture comuni, specialmente dei Nostri bambini, notiamo alcuni aspetti chiave, tipici delle posture flessorie, difensive, ovvero spalle e collo in avanti (anteposte) e iperlordosi (aumento della curva nella zona lombare).
[Al contrario, chi è pronto a scattare è in una postura più aperta e con la perdita delle curve vertebrali]

Il sistema è in modalità difesa. Fare un braccio di ferro, al fine di contrastare la contrazione di alcuni muscoli, è tempo perso. Bisogna cercare di armonizzare il sistema autonomo, calmarlo, integrare informazioni p.e. come “luogo sicuro” ed eliminare le tensioni accumulate che alimentano il ciclo di difesa (o attacco).

La postura è qualcosa che nasce dal profondo, non è solo muscoli che si contraggono. I muscoli sono l’espressione di cosa sta accadendo internamente, sono stupidi, sono l’ultima catena del rapporto causa effetto!

Questo non significa che non bisogna lavorare sull’aspetto muscolare o come oggi viene definito, miofasciale, ma ci sono dei modi e tempi che vanno rispettati. Un muscolo deve essere pronto per essere allungato, altrimenti è tempo perso.

Un classico esempio, sono quelle persone che spesso dicono che non sono mai state flessibili, che non sono mai riuscite a toccare la punta dei piedi con le mani, indipendentemente da qualsiasi cosa facciano. Ci sarà un motivo, no?

Tutto questo, quanto influenza la prestazione nello sport?

PROGRAMMI PERSONALIZZATI PER LO SPORT E LA PERFORMANCE

La praticità di un programma e di una consulenza nello sport è permettere a chi ne usufruisce di poter lavorare in maniera autonoma e senza essere dipendente dal trainer, consulente o come volete chiamarlo.
Oggi la tecnologia ci offre numerose alternative all’incontro diretto (premesso che la fase iniziale avvenga ovviamente dal vivo), due delle quali estremamente proficue, ovvero le video-chiamate (p.e. skype) e le foto/video riprese, che possono essere utilizzate in modo differente.
Il lavoro proposto terrà conto di diversi aspetti che influenzano la nostra prestazione, dall’uso adeguato delle calzature, oppure se la racchetta da tennis che utilizziamo disturba il sistema propriocettivo, se la respirazione è efficiente (no, la respirazione addominale è esclusa dal programma), se le tre aree principali di squilibrio posturale disturbano il sistema nervoso, se il sistema pelvico è in equilibrio e poi specifiche autoposture da effettuare per armonizzare le catene principali.
In realtà, basta effettuare due, tre incontri ben distribuiti in base alle esigenze individuali, con l’impegno di eseguire gli esercizi proposti in modo costante così da ottenere risultati, oramai prevedibili, di riequilibrio muscolare e posturale.
Le tecniche proposte, derivano dall’esperienza diretta, maturata sul campo e in alcuni corsi, in Italia e all’Estero ed applicata in diversi sport, partendo dal presupposto che la fisiologia è una e apparteniamo tutti alla spessa specie.
In alcuni casi specifici, dove è presente un marcato squilibrio o problemi di carattere cronico, è richiesto l’intervento medico e di figure come osteopata, chiropratico o fisioterapista.
Inutile provare a riequilibrarsi se è presente un trauma fisico di una certa entità, la postura antalgica, dettata dal dolore, sarà predominante.
In molti casi è utile uno stop dall’attività fisica, prima di intraprendere qualsiasi percorso o programma, sia esso terapeutico o di allenamento.
Attenzione: Non ci occupiamo di riabilitazione, cura, diagnosi o programmi nutrizionali, di stretta compentenza di altre figure professionali con le quali abbiamo rapporti diretti, per sposare il concetto di multidisciplinarietà.

EHHH…QUILIBRIO POSTURALE

In un piccolo articolo, qualche settimana fa, evidenziavo la necessità di porre l’attenzione su diversi aspetti che potevamo riferire ad una sorta di gerarchia dell’organizzazione dell’allenamento. Partendo da processi basilari, quali riposo, alimentazione, recupero, integrazione, postura, come mezzi di prevenzione e gestione dell’Atleta, al fine di proteggere la sua capacità di performance.
Quindi un ritorno a concetti di base, spesso dimenticati, in virtù di trend dettati dal marketing e dal business, che spesso colpisce maggiormente i professionisti del settore.
Alcune idee molto diffuse che riguardano la postura e l’equilibrio posturale, sono proposti con elastici, swiss-ball, tavolette propriocettive, esercizi monopodalici, su sabbia, scalzi, sulle punte, attivando i glutei, stimolando punti magici sul corpo, l’infame ginnastica posturale, panche varie ed infine la creatività, ovunque possa portarci.

Questo ci pone davanti ad alcuni interrogativi, il primo, facendo questi esercizi effettivamente la Nostra Postura migliorerà o saremo solamente diventati più abili nell’eseguire un dato esercizio? (apprendimento e compensi posturali)

Secondo aspetto, i prima e dopo. Mi sono sempre rifiutato di scattare foto dove si ottenevano miglioramenti istantanei della postura, per un semplice motivo, banale, il rapporto causa-effetto del momento NON equivale al rapporto causa-effetto sul lungo periodo. Altrimenti basterebbe una seduta di FU*K**G POSTURAL SCREENING TRAINING  (l’inglese fa figo) e sareste a posto per l’eternità!
Il sistema nervoso reagisce ad uno stimolo (per fortuna, direi!) e modifica alcuni pattern di compenso, alcune volte in modo positivo (mi sento più dritto p.e.), altre volte senza che accada nulla di rilevante.

Terzo punto, la Postura ed il concetto di Disfunzione (X), sono legati in modo indissolubile ed interdipendente. Se gioco a calcio e subisco diverse distorsioni alla caviglia, quello sarà un fattore da prendere in considerazione, specialmente nella fase che alcuni chiamano in gergo fitness “step conoscitivo”, ovvero anamnesi, che non è una brutta parola! Questo per dire che gli esercizi, se parliamo di postura, vanno scelti in base ad una disfunzione rilevata, non perchè lo swing è funzionale e il lento avanti è per gli sfigati degli anni 70′.

Il problema, se qualcuno lo vede, è nell’approccio, nel considerare lo stimolo esterno unico “influencer”(va di moda il termine), del nostro equilibrio, simmetrie, estetica posturale.
Il muscolo, è stupido, sa solo contrarsi, se gli diciamo di farlo, lo fa, aumenta il suo tono, ci sentiamo TONICI. DRITTI. ERETTI. APERTI.
Andiamo a casa, mangiamo, dormiamo, viviamo la Nostra vita come abbiamo sempre fatto e la Nostra Postura, inteso come atteggiamento posturale, torna inevitabilmente ad un modello preimpostato nel computer che abbiamo nella Nostra scatola cranica.

Questo è un normale effetto, che potete ottenere facendo un qualsiasi allenamento con un po’ di criterio.

Cambiare la postura significa farlo anche (o forse, solo) dall’interno, inducendo il sistema nervoso a scegliere tra una opzione, quella che ha in memoria, ed una nuova condizione.
Se la nuova condizione è più favorevole, avremo un cambiamento, altrimenti tutto resterà inalterato, con le naturali variazioni sul tema.

Ora, senza estremizzazioni, non vi sto dicendo di immaginare di fare i 100 metri seduti sul divano, per buona pace dei mental (trainer) coach, o fare respirazione addominale (del resto inutile) dico solo che qualsiasi stimolo diamo al Nostro corpo, questo deve avere un effetto ben preciso, che andiamo a ricercare e che si integri, ovvero che il corpo lo faccia proprio.

Due punti chiave, sono:

A) Stimolo funzionale, ovvero che sia realmente utile al corpo dal punto di vista posturale (ormai odio questo termine), altrimenti non otterremo un reale cambiamento, ma solo una variazione temporanea determinata dalla variazione del tono muscolare.

B) Familiarità dello stimolo, quello del punto A, effettuato per un periodo sufficiente (almeno 3 mesi) da diventare parte integrante del sistema. Non bastano due o tre ore alla settimana, servono i compiti a casa, pochi minuti, per ricordare al corpo di memorizzare.

La Postura è come il dimagrimento, non posso seguire un programma nutrizionale per calare di peso solo 2 o 3 volte alla settimana, devo impegnarmi su un periodo più lungo per avere dei risultati soddisfacenti. Il corpo segue la fisiologia, quello che facciamo deve sempre andare in quella direzione. Le chiavi possono essere differenti, ma il modello a cui riferirsi è uno e non lo ha inventato nessuno, segue le regole del nostro corpo, del sistema nervoso.